Webinar organizzato dall’Associazione ex alunni del “Leonardo da Vinci”


“La crisi delle infrastrutture in Italia al tempo del Covid-19” è stato il tema di un “webinar” organizzato dall’Associazione degli ex alunni “Leonardo da Vinci”, presieduta dal notaio Carlo Zimbone che ha fatto pure da moderatore all’interessante incontro avvenuto in modalità “remoto”. Hanno relazionato il prof. ing. Giuseppe Ferro, ordinario di Scienza delle costruzioni al Politecnico di Torino nonché direttore del Dipartimento di Ingegneria strutturale edile e Geotecnica dello stesso prestigioso Ateneo e membro esperto del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, l’ing. Gaetano Fede, membro del Consiglio Nazionale Ingegneri e presidente del Collegio dei probiviri del sodalizio organizzatore, e l’ing. Nicola Colombrita, imprenditore edile e membro del consiglio direttivo dell’Associazione nazionale costruttori edili di Catania.

Il prof. Ferro ha posto l’accento sull’arretratezza del mondo dell’ingegneria civile rispetto agli altri ambiti della stessa ingegneria e rilevato che «oggi le imprese si sono svuotate degli uffici tecnici». Quindi, l’affondo: «Se andiamo a vedere un cantiere degli anni ‘50 – ha affermato – e uno moderno, non ci accorgiamo delle differenze». Di particolare interesse, poi, le osservazioni relative all’introduzione del cemento armato nelle costruzioni dopo gli anni ‘60: «Noi venivamo da quelle in muratura, considerate eterne».


L’ing. Gaetano Fede si è espresso così: «Considerato che le risorse ci sono e ci saranno ancora più copiose, attraverso il “recovery found”, politica nazionale, amministrazioni locali, mondo dell’imprese e professionisti di area tecnica devono stabilire cosa realisticamente e in tempi certi si può fare e non cosa si sarebbe potuto fare».


All’insegna dell’amarezza la considerazione espressa dall’ing. Nicola Colombrita: «Nei cantieri di oggi, ormai, sono presenti più avvocati che ingegneri, per via dei contenziosi che sorgono. Il mercato dei lavori pubblici – ha aggiunto – è oggi e da lungo tempo malato. Le regole base di domanda-offerta e del rapporto qualità prezzo sono falsate. I lavori si appaltano con ribassi impossibili, forieri di un contenzioso ormai strutturale che porta nei cantieri a lavorare più avvocati che ingegneri. L’esempio del ponte Morandi di Genova non è estensibile. Il costo al metro lineare è stato pari a 12 volte quello che sarebbe stato se l’appalto, anziché assegnato a trattativa privata, fosse andato in gara con i prezzi Anas e i ribassi soliti. Non è, quindi, il commissario che risolve i problemi. Solo tornando alla normalità e affidando la gestione degli appalti ai ministeri preposti, agli assessorati, ai Genio civile, dopo averli svecchiati e liberati dai vecchi vincoli, si potranno riaffermare le regole del mercato».


Il dibattito è stato arricchito da una serie di riflessioni, alcune legate ad esperienze personali. Di particolare interesse quelli del dott. Giuseppe Romano, già prefetto anche a Catania e Genova, del professori e ingegneri Ivo Caliò ed Eugenio Guglielmino, degli ingegneri Biagio Bisignani, Luigi Bosco, Maurizio Andronico, Saro Tripi, Alberto Pasqua e Seby Costanzo e del dott. Domenico Ciancio Sanfilippo.
G. R.

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