«Mai più impreparati dinanzi a un’altra eventuale pandemia»

Le prossime generazioni di studenti troveranno certamente sui loro libri di storia interi capitoli sulla pandemia 2020, ma è la classe dirigente e politica che, a tutti i livelli, non dovrà essere, mai più, impreparata dinanzi ad eventi simili. Concordi, su questo, medici, politici e amministratori della sanità pubblica e privata che hanno partecipato all’incontro-dibattito “Covid 19: contagi e vaccini. I siciliani tra fatalismo e realismo”, organizzato dall’associazione ex alunni del Leonardo da Vinci nel salone principale dello stesso istituto in via De La Salle.


I lavori, introdotti dal presidente dell’associazione, Carlo Zimbone, sono stati moderati da Antonio Biondi, ordinario di chirurgia all’Università, e da Ernesto Falcidia, presidente della Casa di cura Falcidia, in qualità di discussant, ed aperti dalle relazioni di Bruno Cacopardo, ordinario di Malattie infettive e direttore del reparto infettivologico del “Garibaldi” e di Ruggero Razza, assessore alla Salute della Regione siciliana. «Il nostro arsenale terapeutico contro il coronavirus è decisamente insufficiente – ha spiegato Cacopardo – ecco perché dopo la prevenzione primaria (mascherina e distanziamento) la nostra arma migliore è il vaccino. E’ vero che risulta efficace fino all’80% ma previene la malattia grave al 100%».

Esplicito l’infettivologo sulle pericolose sequele della malattia. «Non è un virus respiratorio perché riesce ad andare dappertutto nel nostro corpo, sistema nervoso centrale compreso» ha specificato, mettendo in guardia dai danni prodotti sulle cellule cerebrali che si evidenziano a distanza di tempo soprattutto con perdita della memoria. Ma la pandemia ha richiesto anche un grande sforzo organizzativo da parte delle strutture e delle autorità sanitarie, primo fra tutti l’assessorato regionale alla salute. «Abbiamo compreso immediatamente la gravità della situazione» ha sottolineato Razza rivendicando per il governo regionale la capacità di «avere portato ad oltre 800 posti letto le terapie intensive e realizzato per la prima volta in Sicilia i posti letto di semi-intensiva che, entro giugno 2022, saranno 570 con l’importante opzione di essere tutti convertibili ad intensivi».

Ma perché ad oggi la nostra regione rimane in fondo alla classifica di chi si vaccina di più sul territorio nazionale? «E’ il fatalismo che contraddistingue l’isola, dove già la vaccinazione antinfluenzale supera appena il 50% – ha risposto Razza – senza dimenticare che i 5 decessi, apparentemente legati al vaccino AstraZeneca, si sono tutti verificati in Sicilia con le prevedibili conseguenze comunicative, spesso distorte».

E sui numerosi spunti forniti da Razza che ha concluso anticipando l’istituzione di un osservatorio permanente di esperti pronti ad attivare la macchina organizzativa in caso di nuova e urgente necessità, si è quindi aperta le serie di interventi dei direttori generali dell’area etnea: Gaetano Sirna (Policlinico-San Marco), Maurizio Lanza (Asp), Salvo Giuffrida (Cannizzaro) e Giovanni Annino, direttore amministrativo delegato dal direttore generale dell’Arnas Garibaldi, Fabrizio De Nicola. Sul territorio, hanno osservato gli intervenuti, la risposta alla campagna vaccinale deve essere monitorata e valutata attentamente per singolo distretto e paese.

Ecco perché, ad esempio, a Mazzarrone si è passati dal 58% all’80% di vaccinati prima dose modificando gli orari di disponibilità alla inoculazione da parte dei medici di famiglia, tenendo conto della vocazione agricola della popolazione residente. Funziona la vaccinazione protetta nelle strutture ospedaliere che stanno nel contempo riassorbendo le liste di attesa causate dall’impegno pandemico di tutti i reparti, spesso riconvertiti nel periodo più drammatico.

Appropriati e mirati alla urgente necessità per tutta la comunità scientifica di avere a disposizione dei criteri predittivi di evoluzione della malattia da Covid-19, gli interventi conclusivi di Francesco Basile e Luigi Piazza, direttori dei dipartimenti di Chirurgia rispettivamente del Policlinico e del Garibaldi.

Nuccio Sciacca

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